Le sostanze estinguenti sono sostanze chimiche e naturali che attraverso vari meccanismi, provocano l’estinzione del fuoco.

I meccanismi per cui avviene l’estinzione possono essere riassunti in

• separazione fra materiale combustibile non incendiato da quello interessato dal fuoco;

• soffocamento con l’inibizione del contatto del comburente (ossigeno contenuto nell’aria) con il combustibile;

• raffreddamento con la riduzione della temperatura del materiale combustibile al di sotto di quella di accensione;

• inibizione chimica con l’arresto delle reazioni che si verificano durante la combustione.

Intervenendo sulla catalisi negativa con l’arresto dei radicali liberi della combustione e con il conseguente blocco della propagazione delle fiamme.

Le principali e più conosciute sostanze estinguenti sono

l’acqua: è la sostanza estinguente più comune e diffusa (anche per il suo basso costo).

Esercita un azione di raffreddamento separazione e soffocamento. Risulta molto efficace sui fuochi di classe A (incendi di legname, di carta, di bosco, di sterpaglie ecc.), può essere usata su fuochi di classe B solo quando il combustibile ha una densità maggiore dell’acqua.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco utilizza principalmente l’acqua per estinguere gli incendi.

Nei vari Comandi e nei Distaccamenti presenti sul territorio nazionale sono conservate le piante della dislocazione degli idranti sul territorio per rifornimenti in soccorso, gli stessi vanno periodicamente controllati e manutentati.

L’uso dell’acqua nell’estinzione di alcuni incendi anche di classe A deve essere adeguato al tipo di incendio e limitato all’estinzione e all’eventuale procedura di smassamento dei materiali per eliminare focolai nascosti nelle braci.

L’acqua in quanto buon conduttore elettrico non deve essere usata per spegnere incendi di apparecchiature elettriche sotto tensione, è controindicata nei fuochi da metalli e da polveri particolarmente reattive perché potrebbe dare origine a reazioni pericolosi .

La schiuma: è costituita da una miscela di acqua , liquido schiumogeno e aria o altro gas inerte.

Esercita un azione meccanica di separazione tra il combustibile e il comburente ossigeno presente nell’aria, di raffreddamento (azione endogena) e di soffocamento.

L’uso della schiuma è indicato particolarmente per i focolari di classe B, principalmente per serbatoi contenenti liquidi infiammabile.

L’erogazione del prodotto ai fini dello spegnimento avviene per mezzo di particolari lance, in uso al Corpo Nazionale VVF.

Sul mercato vi sono disponibili vari tipi di schiuma in funzione del prodotto che si vuole estinguere, del tipo di incendio e del tipo di intervento che si vuole attuare.

Caratteristiche: di seguito si elencano le principali proprietà che devono essere considerate per valutare l’idoneità di un determinato tipo di liquido schiumogeno

• fluidità;

• resistenza alle alte temperature;

• resistenza all ‘inquinamento da idrocarburi;

• resistenza ai vapori emessi dagli idrocarburi;

• buona aspirabilità anche a basse temperature;

• compatibilità con le polveri estinguenti.

Altri requisiti determinanti sono

• rapporto d’espansione: dato dal rapporto quantitativo tra il volume di schiuma prodotto e il volume di soluzione schiumogena predefinita.

In relazione al tipo di prodotto schiumogeno possono essere ottenuti diversi rapporti d’espansione

– bassa espansione: mediamente 10 lt. di schiuma con 1 lt. di soluzione schiumogena;

– media espansione: mediamente 80-100 lt. di schiuma con 1 lt. di soluzione;

– alta espansione: si producono anche 1000 lt. di schiuma con 1 lt. Di soluzione.

• Tempo di drenaggio: è definito come il tempo impiegato da una coltre di schiuma di spessore noto per drenare una certa percentuale di soluzione (normalmente il 25%) Tra i liquidi schiumogeni in produzione, quelli normalmente utilizzati per gli interventi dal CNVVF sono

• Proteinico - bassa e media espansione. Per incendi di notevole importanza di prodotti petroliferi e idrocarburi in genere.

• Sintetici - bassa, media e alta espansione. Per incendi di sostanze petrolifere e di sostanze polari poco volatili. Negli aeroporti può essere utilizzato per la preparazione di coltri durevoli di grande spessore per atterraggi d’emergenza di aerei in difficoltà, nei casi in cui possono verificarsi perdite di carburante.

• Per alcoli - bassa espansione. Per incendi di sostanze polari ( solventi, ossigenati, ecc).

• Fluorosintetico - schiuma “film-formig” bassa e media espansione. Per abbattere incendi di prodotti petroliferi è quello più usato dal CNVVF.

• Fluoroproteinico o sigillante - bassa e media espansione. Per incendi petroliferi di gande estensione per il suo effetto rapido e potente .

• Universali - bassa espansione. Per incendi di alcoli e idrocarburi.

Le polveri antincendio. Sono costituite da miscele di sostanze chimiche combinate insieme: bicarbonato di sodio o di potassio, solfato di ammonio fosfato monoammonico ect; sono inoltre presenti additivi per migliorare la scorrevolezza, l’idrorepellenza, e per la compatibilità con le schiume.

Le polveri si possono dividere in due categorie principali

• POLIVALENTI, idonee per l’estinzione di fuochi di classe A-B-C;

• BIVALENTI, polveri a base di bicarbonato di sodio o di potassio, specifiche per l’estinzione di fuochi di classe B-C , Nello spegnimento di un incendio la polvere estinguente produce i seguenti effetti

1. soffocamento;

2. raffreddamento;

3. schermatura ed ignifugazione delle parti incombuste.

Le polveri antincendio risultano normalmente dielettriche, quindi utilizzabili su apparecchiature elettriche sotto tensione. La norma EN3-7:2004 prevede infatti che la prova dielettrica venga effettuata solo su estintori a base d’acqua escludendo le altre tipologie.

La finissima granulometria delle polveri ne sconsiglia l’uso su impianti elettronici e su apparati digitali e C.E.D. in quanto le particelle potrebbero danneggiare i componenti .

Gli idrocarburi alogenati. Sono molecole in cui atomi di idrogeno sono stati sostituiti da atomi di alogeni.

Gli alogeni sono gli elementi appartenenti al VI gruppo del sistema periodico

fluoro, cloro, bromo, iodo e astato. Hanno differenti proprietà fisiche, in quanto si presentano in forma gassosa (fluoro, cloro), sia solida (iodio), sia liquida (bromo).

Gli idrocarburi alogenati hanno avuto grande diffusione tra il 1970 e il 1990, per le loro caratteristiche di grande efficacia di spegnimento e assenza di residui.

L’azione degli idrocarburi alogenati, come agente estinguente, consiste nell’interporsi all’ossigeno nel naturale legame tra combustibile e comburente nella reazione di combustione, con conseguente spegnimento per sottrazione di ossigeno.

Denominati commercialmente halon sono composti da un numero a quattro cifre rappresentante il numero di atomi , nell’ordine di carbonio, fluoro, cloro, bromo.

Messi al bando in tutto il mondo per la forte attività antagonista alla formazione dello strato di ozono stratosferico, a seguito dei protocolli di Montrèal (1987), Kyoto (1987) e Copenhagen (29/06/2005).

Il nostro Paese in osservanza alle disposizioni Comunitarie ha regolamentato la dismissione e l’impiego degli halons negli estintori e negli impianti antincendio con la legge 28 dicembre 1993 n° 549. I prodotti che hanno sostituito gli halon negli estintori sono gli HCFC IDROCLOROFLUOROCARBURI e gli HCF IDROFUOROCARBURI. Questi prodotti agiscono chimicamente legandosi all’ossigeno contenuto nell’aria con conseguente estinzione dell’incendio, rispetto agli Halon sono meno efficaci per tempo di estinzione e per quantità necessaria per un determinato volume.

L’uso di idroclorofluorocarburi è consentito in sostituzione degli halon solo in alcune applicazioni (indicazioni nell’allegato 1 del Decreto 3 ottobre 2001 recupero, riciclo, rigenerazione e distruzione degli halon).

Usi consentiti previsti nell’allegato

1. negli estintori a mano e nelle apparecchiature antincendio fisse per i motori per l’uso a bordo degli aerei;

2. negli estintori indispensabili per la sicurezza delle persone e in quelli utilizzati dai vigili del fuoco, dai militari e dalla polizia.

Comunque dal 31 Dicembre del 2008, sarà vietato l’uso di idroclorofluorocarburi nei sistemi di protezione antincendio e negli estintori ai sensi dell’art.

5 comma 3 del regolamento CEE 2037/2000.

Sono ammessi come sostitutivi estinguenti di tipo clean agent con parametri di

OPDP - influenza sullo strato di ozono = 0;

GWP - influenza sull’effetto serra prossimo allo 0;

ALT permanenza nell’atmosfera nella quale è stato rilasciato prossimo allo 0.

Gli HCFC e HCF sono indicati principalmente per la protezione di materiali e attrezzature in luoghi confinati (centri elaborazione dati, biblioteche, musei, apparecchiature elettroniche, etc.).

L’anidride carbonica (CO2) è un gas intermedio cui si sfruttano le caratteristiche soffocanti. Si conserva in bombole sotto forma di miscela liquido-gassosa.

Per liquefare l’anidride carbonica è necessario portare il gas alla temperatura di –78°C; altrimenti si deve operare sulla pressione, tenendo presente che il CO2 a 0°C liquefa con una pressione di 35 atm.

La temperatura critica è di 31°C, al di sopra del quale non è più possibile ottenere la liquefazione del gas. Come già accennato l’anidride carbonica è conservata in serbatoi e bombole per alta pressione, tenendo conto di un coefficiente di riempimento pari a 0,67 kg/dm3. I serbatoi e le bombole sono assoggettati alla direttiva 97/23/CE concernente “equipaggiamenti a pressione” attuata in Italia con il Decreto legislativo 25 febbraio 2000, n° 93.

La sua azione di agente estinguente si sviluppa in raffreddamento e soffocamento o inibizione dell’ossigeno.

A causa della bassa conduttività elettrica è impiegata a protezione dei quadri elettrici sotto tensione.


Le schiume 

Le schiume sono agenti estinguenti costituiti da una soluzione in acqua di uno schiumogeno opportunamente aerata .
Si presentano come un aggregato di bolle di gas (aria o CO2) .
La capacità estinguente delle schiume si esplica attraverso: - separazione del combustibile dal comburente (ossigeno dell’aria);
- diluizione del comburente, dovuta a sviluppo di vapore acqueo ed in alcuni casi di CO2 da parte della schiuma che si degrada a contatto con i materiali incendiati;
- raffreddamento .
Le schiume possono essere di diversa natura e precisamente: - di tipo chimico, formate dall’anidride carbonica ottenuta tramite la miscelazione di due soluzioni acquose (acqua + solfato di alluminio e acqua + bicarbonato di sodio) in presenza di uno schiumogeno (ad esempio, polvere di liquirizia);
- di tipo fisico o meccanico, formate inglobando meccanicamente aria in soluzione schiumogena;
- di tipo filmante, formate con addizione di speciali sostanze tensioattive .
Il grado di aerazione determina l’espansione, intesa come rapporto tra il volume della schiuma prodotta e quello della soluzione acquosa di schiumogeno di partenza;
esse si distinguono in: - schiume a bassa espansione, con rapporto di espansione da 5 a 20;
- schiume a media espansione, con rapporto di espansione da 20 a 200;
- schiume ad alta espansione, con rapporto di espansione da 200 a 1000 .
L’azione estinguente delle schiume a bassa e media espansione si esplica con la formazione di una coltre relativamente persistente che ricopre il focolaio (bassa espansione su focolai bidimensionali, media espansione sui tridimensionali) .
Le schiume ad alta espansione invece agiscono per riempimento dell’ambiente da proteggere .
Le prime svolgono un’azione di tipo superficiale, le seconde di tipo volumetrico .
Gli agenti schiumogeni attualmente usati sono: - agenti proteici (P), adatti alla formazione di schiume a bassa espansione .
Vengono utilizzati in soluzione acquosa al 3 – 6% su incendi di prodotti petroliferi che non richiedono un’azione particolarmente rapida;
- agenti fluoroproteinici (FP), sono come i precedenti adatti per schiume a bassa espansione;
vengono utilizzati su incendi di idrocarburi di difficile estinzione: la schiuma è più scorrevole della precedente sia sulla superficie liquida sia attorno ad ostacoli;
inoltre è autosigillante (se cioè la coltre di schiuma viene rotta, la schiuma stessa può scorrere facilmente ripristinandone la continuità);
- agenti sintetici (S): adatti alla formazione di schiume a bassa, media ed alta espansione .
Vengono utilizzati in soluzione acquosa al 3-6%;
- agenti AFFF(Aqueous Film Forming Foam): adatti alla formazione di schiuma a bassa e media espansione .
Vengono utilizzati per la loro rapidità ed efficacia su ampi incendi di prodotti petroliferi, grazie alla formazione di film protettivi;
- agenti resistenti all’alcool (AR): adatti alla formazione di schiuma a bassa, media ed alta espansione .
Vengono utilizzati su incendi di prodotti polari (alcool, esteri, eteri ecc .
) .
Gli elementi che caratterizzano una schiuma sono: - resistenza al fuoco: capacità di mantenere incorporata l’acqua in emulsione;
- peso specifico;
- spandimento: capacità di dilagare rapidamente;
- aderenza: capacità di mantenersi su elementi inclinati o verticali;
- elasticità: capacità della coltre di resistere all’azione disgregatrice prodotta dall’agitazione della superficie del liquido infiammato;
- impermeabilità: capacità della coltre di impedire il passaggio dei gas e dei vapori;
- aggressività: vista come assenza di tossicità .

L’anidride carbonica (CO2) 
L’azione estinguente dell’anidride carbonica si esplica tramite: - soffocamento, riduzione della concentrazione dell’ossigeno nell’aria al di sotto del limite di persistenza della combustione;
- raffreddamento, l’espansione della CO2 in fase di scarica provoca un brusco abbassamento della temperatura del focolaio;
detta azione ha comunque un effetto limitato ai fini dell’estinzione .
La CO2 viene utilizzata più specificatamente su fuochi di classe B e C .
Dato il suo potere dielettrico, è particolarmente indicata nel caso di incendi che coinvolgono apparecchiature e impianti elettrici sotto tensione .
E’ utilizzata sia come carica di estintori portatili sia in impianti fissi per la protezione di locali e volumi chiusi (protezione d’ambiente) oppure in impianti localizzati a protezione d’oggetto .
La CO2 non è utilizzabile: - su apparecchiature sensibili alle brusche variazioni di temperatura;
- su materiali contenenti l’ossigeno necessario per la combustione (nitrati, perossidi ecc .
);
- su fuochi di classe D (fuochi di metalli quali sodio, potassio, magnesio, titanio, zirconio);
- su idruri metallici .
Le sue caratteristiche sono: formula chimica CO2 peso molecolare 44 massa volumica del gas a 20 °C a 1 bar 1,82 kg/m3 densità del gas relativa a quella dell’aria 1,56 temperatura di sublimazione alla pressione di 1 bar - 78 °C calore latente di sublimazione alla pressione di 1 bar 5,7 x 105 J/kg(136 Kcal/kg) tensione di vapore a 20 °C 57,3 bar conducibilità elettrica non conduttrice solubile in acqua parzialmente solubile con formazione di acido carbonico Occorre fare molta attenzione quando si utilizza la CO2 in presenza di persone poiché, nelle protezioni d’ambiente, alle concentrazioni necessarie per estinguere l’incendio,risulta letale .
Tale sostanza trova infine applicazione per inertizzare apparecchiature (serbatoi, reattori ecc .
) al fine di impedire l’insorgere di incendi ed esplosioni .

Le polveri 

Le polveri sono agenti estinguenti costituite da particelle solide finemente suddivise .
Lo spegnimento si esplica tramite: - azione meccanica di abbattimento della fiamma;
- decomposizione, per effetto della temperatura, con produzione di anidride carbonica e vapore acqueo;
- inibizione della combustione per azione di contatto .
Possono essere: - chimiche (B – C), costituite prevalentemente da bicarbonato di sodio e potassio, sono adatte per fuochi di classe B e C (liquidi e gas);
- chimiche polivalenti (A – B – C), costituite in genere da sali di ammonio;
sono adatte per fuochi di classe A, B e C (solidi, liquidi e gas);
- inerti, costituite da prodotti inerti (grafite, allumina) e da cloruri alcalini, sono adatte per fuochi di classe D (metalli) .
Gli elementi che caratterizzano le polveri sono: - granulometria: deve essere trovato un giusto equilibrio tra l’esigenza di avere granelli di piccole dimensioni e quella di avere una massa sufficiente per potere essere proiettati sul focolaio e penetrare in esso;
- persistenza nel tempo: le polveri non devono compattarsi nel tempo;
- fluidità deve essere assicurata nel tempo in modo da permettere un corretto efflusso .
Le polveri hanno tossicità modesta e, salvo nel caso di materiali o apparecchiature particolarmente delicati, non trovano in genere controindicazioni .
Possono essere impiegate su apparecchiature elettriche sotto tensione .
Sono usate essenzialmente come carica di estintori portatili e carrellati ed in misura limitata, in impianti fissi di tipo localizzato .

Il vapore acqueo

Sebbene valido come mezzo estinguente - opera per soffocamento – trova impiego solo in casi particolari cioè ove se ne abbia ampia produzione e disponibilità, ad esempio, in cartiere, in aziende petrolchimiche, in raffinerie .
Viene utilizzato in impianti fissi o semifissi di tipo localizzato .
L’azoto L’azoto, valido come mezzo estinguente - opera per soffocamento - trova ridotto impiego come tale ed è utilizzabile più frequentemente come inertizzante in percentuali diverse in funzione delle caratteristiche della sostanza infiammabile .
Gli aerosol Sono formati da particelle solide piccolissime di sali di metalli alcalini (circa il 40% in peso di aerosol generato) e gas (circa il 60% in peso di aerosol generato), generalmente azoto, anidride carbonica e vapore acqueo .
L’aerosol estingue il fuoco per azione chimica, interferendo con la catena di reazione della combustione rimuovendo i radicali liberi e rendendoli in tal modo più disponibili per la combustione, inoltre fisicamente sottraendo energia dall’ambiente in cui si sta verificando l’incendio, con conseguente azione di raffreddamento .
Le due reazioni avvengono principalmente sulla superficie delle particelle solide di aerosol, quindi più esse sono piccole più superficie di reazione sarà disponibile e maggiore sarà l’azione di spegnimento dell’incendio .
Gli aerosol sono efficaci su fuochi di classe A, B, C ed E, ma in special modo su quelli di classe B .
Non sono utilizzabili su incendi di materiali chimici che rilasciano ossigeno durante la combustione (es .
nitrato di cellulosa), miscele o composti chimici contenenti ossidanti (es .
clorati o nitrati di sodio), metalli reattivi (es .
magnesio, alluminio), materiali piroforici (es .
fosforo bianco, composti metallorganici) .

Gli estinguenti gassosi 

Si tratta di derivati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati sostituiti tutti o in parte con atomi di alogeni (fluoro, cloro e bromo) .

La loro azione estinguente si esplica attraverso il blocco delle reazioni a catena che si verificano durante la combustione (catalisi negativa) .

Gli halons abbattono velocemente la fiamma mentre hanno un trascurabile effetto raffreddante .
Sono sostanze chimicamente stabili sino a temperature intorno ai 400 °C, oltre tali temperature si decompongono con formazione di sostanze tossiche e corrosive (acido cloridrico, acido fluoridrico ecc .

Sono inerti nei confronti della maggior parte dei materiali, non lasciano residui, non producono shock termico per raffreddamento .

A seguito del “Protocollo di Montreal”, gli halons sono stati messi al bando in quanto dannosi per l’ambiente ed in particolare per la fascia di ozono che circonda il pianeta .

L'Ozono è un gas naturale che ricopre l'atmosfera della terra con uno strato sottile;
tale strato è di primaria importanza per la salvaguardia della vita poiché funge da filtro ai raggi solari .
E’ stato infatti possibile riscontrare che lo strato di ozono si sta assottigliando sempre più e da qualche anno si evidenzia un "buco" in corrispondenza della zona antartica .

Ultimamente il "buco" sta crescendo in grandezza, minacciando e mettendo fortemente a rischio gli abitanti e la vegetazione dell'Australia e della Nuova Zelanda .

Si ipotizza che la causa dell'assottigliamento dello strato di ozono sia imputabile all'attività vulcanica e solare, ma gli scienziati ritengono che ciò dipenda in larga misura dai clorofluorocarburi (CFC) contenuti nei frigoriferi, nei solventi, nelle schiume a spruzzo e negli halons usati per estinguere gli incendi .

Le sostanze estinguenti tradizionali, acqua, anidride carbonica, polveri e schiumogeni sono delle ottime alternative agli halons, oggi non più ammessi (con D . M . 26/3/96 ne è stata vietata la detenzione, mentre l’art . 3 della Legge 179/97 stabilisce i criteri di smaltimento), tuttavia, oggi possono essere impiegati estinguenti alogenati denominati “CLEAN AGENTS”, che non danneggiano l’ozono e che presentano un bassissimo potenziale lesivo per l’ozono (ODP), un ridotto effetto serra (GWP) ed una vita attiva in atmosfera (ALT) decisamente più bassa rispetto a quella degli idrocarburi alogenati .

Le sostanze estinguenti gassose sono riconosciute ormai da molti anni come mezzo efficace per spegnere gli incendi, in particolar modo, quelli di liquidi infiammabili (fuochi di classe B) e connessi a apparecchiature e impianti elettrici (fuochi di classe E), anche se sotto tensione, in quanto tali sostanze non sono conduttrici, mentre sono un pò meno adatti sugli incendi di materiali organici (fuochi di classe A) .

Nella progettazione degli impianti di spegnimento, occorre tuttavia non trascurare il fatto che vi possono essere rischi non compatibili con queste sostanze o che, in talune circostanze o situazioni, possono esservi pericoli legati al loro utilizzo che richiedono speciali precauzioni .

Nella seguente tabella sono indicati gli estinguenti a gas (clean agents) ammessi dalle norme internazionali negli impianti di estinzione d’incendio .

Novec 1230 fluido antincendio
Il Novec™ 1230 è un materiale di alto peso molecolare, rispetto agli halons della prima generazione. Il prodotto ha un calore di vaporizzazione di 88.1 kJ/kga. Anche se è un liquido a temperatura ambiente si vaporizza subito dopo dello essere scaricato in un sistema di inondazione totale.

Maneggiamento
Inoltre, altro elemento fondamentale e' quello che, essendo il fluido NOVEC 1230 a temperatura ambiente in fase liquida, non necessita per il suo travaso in bombole di costose e complicate apparecchiature, sia per le attività di manutenzione che per quelle di ricarica. In effetti in caso di scarica dell'estinguente, sarà sufficiente versare il fluido nella bombola e ripressurizzare la stessa con una piccola bombola di azoto, operazione che può essere tranquillamente effettuata con una officina mobile.

Quantità di bombole necessarie a parità di volume da proteggere inferiore di circa 6 volte a quella necessaria per i gas inerti;

Il principio di funzionamento del fluido estinguente NOVEC 1230 è quello della saturazione dell'ambiente (total flooding); questo sistema di funzionamento ha il grande vantaggio di non doversi preoccupare dell'ubicazione dei materiali a rischio, né della loro conformazione perché crea condizioni omogenee in tutto l'ambiente. 

Altro parametro essenziale è la valutazione del volume effettivo da proteggere, determinante per definire la quantità di gas da impiegare. Le caratteristiche dell'ambiente da proteggere sono fondamentali per una corretta progettazione dell'impianto, tanto che le norme NFPA ed ISO 145020 prevedono espressamente il test di tenuta denominato Fan Door Integrity Test; la chiusura di tutte le aperture tramite serramenti automatici e soprattutto l'arresto immediato dei sistemi di ventilazione sono fondamentali per l'efficacia del sistema.

In particolari ambienti di dimensioni contenute dove sono presenti numerose aperture più o meno sigillate, da dove può uscire rapidamente il gas estinguente, è frequente l'utilizzo di sistemi a scarica principale e di mantenimento. Dopo la prima scarica principale, segue una scarica aggiuntiva di "mantenimento" , appunto per mantenere la concentrazione nei valori di concentrazione richiesti per lo spegnimento.

Per quanto riguarda i limiti di concentrazione ed esposizione delle persone al gas estinguente NOVEC 1230 ci si riferisce a quanto previsto da NFPA 2001 e da ISO 14520.

Per una valutazione della compatibilità del fluido estinguente NOVEC 1230 con l'ambiente bisogna considerare l'interazione che il gas determina al contatto con la fiamma ed i conseguenti prodotti della decomposizione chimica. Il fluido estinguente NOVEC 1230 infatti al contatto con la fiamma produce ed il calore produce acido fluoridrico (HF) in quantità ridotte, comunque non dannose per gli esseri umani e per le apparecchiature, in linea con i valori espressi per gli altri agenti estinguenti chimici.

Il proliferare di nuovi estinguenti clean agent del tipo a gas Haloncarbons e a gas Inerti ha indotto lo standard NFPA 2001 a inserire un nuovo Protocollo di verifica della compatibilità tossicologica denominato PBPK - Physiologically Based Pharmacokinetic Model, che considera la concentrazione massima ammissibile nel sangue dell'agente estinguente e il tempo necessario per raggiungerla.

Questo estinguente è adatto alla protezione di ambienti a rischio di incendio di classe A, classe A high risk e classe B. Tipiche installazioni sono quelle a protezione di centri di elaborazione elettronica e di telecomunicazione e di apparecchiature o oggetti di valore elevato in musei o archivi.

In sintesi l'impianto di estinzione a fluido estinguente NOVEC 1230 è costituito da bombole pressurizzate a ca. 25 bar, collegate ad un sistema di tubazioni che lo portano a destinazione . All'estremità di dette tubazioni vi sono gli ugelli di scarica con orifizio calIbrato, calcolato tramite un accurato software di calcolo dedicato, attraverso i quali il fluido in fase gassosa si scarica nel locale da proteggere. 

Compatibilità Dei Materiali
3M™ Novec™ 1230 è compatibile con i materiali di costruzione tipici usati nei sistemi di soppressione del fuoco. Il materiale è stabile ed essenzialmente inerte, ciò significa che non reagisce con i componenti di sistema. È inoltre non corrosivo nella relativa forma accurata. La prova di lunga durata ha dimostrato la compatibilità eccellente con i vari elastomeri usati in anelli a "cso", in guarnizioni ed in altri tipi di guarnizioni. Tuttavia, suggeriamo che il prodotto per non essere usati con i fluoroelastomers, perché sono simili in composizione a Novec 1230 fluido e gli hanno un'affinità per, rendente li incompatibili.

Gli esami inoltre hanno provato che il liquido di Novec 1230 non reagisce con i metalli tipici usati nei sistemi di protezione contro l'incendio, compreso acciaio inossidabile, acciaio al carbonio, l'alluminio, l'ottone ed il rame.

L’impianto antincendio con Novec 1230 è composto:
- da uno o più recipienti contenenti Novec™ 1230 marcati T PED e pressurizzati con azoto a 25 bar
- un sistema di comando ed attivazione
- una rete di tubi di distribuzione
- ugelli di erogazione
Ogni sistema è conforme alla norma NFPA 2001 e calcolato con software approvato dai principali enti di certificazione per un tempo di scarica inferiore a 10 sec.

Ecco come funziona l'mpianto antincendio col Novec 1230
I sensori rilevano l’incendio nella fase iniziale del processo di combustione, prima ancora che l’occhio umano possa vederne la fiamma.
Il sistema rilascia nella zona protetta il liquido estinguente, contenuto in serbatoi pressurizzati con azoto.
L’estinguente evapora al momento della fuoriuscita e si diffonde in maniera uniforme nel locale.
L’estinguente soffoca il processo di combustione in quanto assorbe il calore più velocemente di quanto il fuoco sia in grado di sviluppare.
Il sistema viene ricaricato e pressurizzato, anche sul posto se necessario.

Caratteristiche tecniche del NOVEC 1230™
• Bassa pressione di pressurizzazione delle bombole di contenimento, nell’ordine dei 25 BAR, uguale o inferiore a quella della maggioranza degli altri alogenati, ma da 8 a 12 volte inferiore a quella dei gas inerti, che sono stoccati nelle bombole a 200 o 300 BAR.
• Margine di sicurezza tra la concentrazione di spegnimento e quella alla quale si potrebbero riscontrare effetti avversi per le persone (acronimo in lingua inglese LOAEL: Lower observed adverse effect level), pari almeno al 69%, contro un 17% nel migliore dei casi per i gas inerti.
• Quantità di bombole necessarie al contenimento, a parità di volume da proteggere, inferiore di circa 6 volte, rispetto a quella necessaria per gli altri gas chimici.
• Calore di vaporizzazione: essendo il calore di vaporizzazione molto basso, conseguenza della bassa forza intermolecolare presente, pari a 25 volte meno di quello dell’acqua, l’energia richiesta per convertirlo in stato gassoso è facilmente assorbita dall’aria.
• Pressione di vapore: il prodotto ha una pressione di vapore 12 volte superiore a quella dell’acqua, con la conseguenza di una estrema facilità di trasformarsi in gas.
• Trasformazione del fluido in gas: le caratteristiche sopraindicate permettono la transazione da liquido a gas, anche in ambiente freddo. La rapida trasformazione permette quindi di estinguere l’incendio, senza lasciare alcune residuo (da qui la denominazione “clean agent”).

Caratteristiche tossicologiche
La 3M prima di porre sul mercato il NOVEC 1230™, ha provveduto accuratamente a verificarne il profilo tossicologico, già nella fase di sperimentazione.I risultati sono stati eccellenti e gli studi effettuati condotti da laboratori indipendenti dimostrano che il NOAEL (No Observable Adverse Effect Level), cioè il livello fino al quale non si verificano effetti avversi, del 10% di concentrazione è molto elevato rispetto alla massima concentrazione di spegnimento da utilizzare per incendi di classe B, pari al 5,90%.

Inoltre il NOVEC 1230™ è presente nello standard NFPA 2001 – 2004 (National Fire Protection Association), nello standard ISO 14520 (International Organization for Standardization) ed è registrato nella EPA (U.S. Environmental Protection Agency), nella ELINCS (European List of Notifi ed Chemical Substances) e nella SNAP (Signifi cant New Alterna-tives Policy), come agente estinguente per applicazioni locali ed ad inondazione totale in presenza di persone.

Caratteristiche gestionali
Nelle attività di manutenzione, essendo il NOVEC 1230™ a temperatura ambientale in fase liquida, non necessità per il suo travaso in bombole di costose e complicate apparecchiature come pompe di travaso, sia per la sua carica iniziale che, per eventuali ricariche che, possono pertanto essere effettuate sul luogo di installa-zione dell’impianto, evitando così il trasporto in classe ADR, che è invece obbligatorio per gli altri alogenati chimici ed inerti. 

Infatti, in caso di necessità di ricarica, sarà suffi ciente depressurizzare la bombola di conteni-mento, versare il fluido nella bombola e ripressurizzare la stessa con una piccola bombola di azoto, evitando pertanto l’oneroso trasporto alla stazione di ricarica ed i tempi fermo impianto, con la conseguente mancanza di protezione attiva nell’ambiente da proteggere. 

Fm-200

Erogato in fase gassosa, FM-200 raggiunge qualsiasi punto dell'ambiente protetto, non danneggia le apparecchiature più delicate e non lascia residui. Consente di evitare, tra gli altri, i costi inerenti alle operazioni di pulizia e di ripristino della funzionalità e, pertanto, permette la ripresa immediata delle attività.

FM-200 è il prodotto estinguente gassoso più sicuro per le persone perché non solo spegne il fuoco senza ridurre la quantità di ossigeno ma, nelle specifiche concentrazioni di utilizzo, non è tossico. Per questi motivi, FM-200 è perfettamente idoneo alla protezione di ambienti normalmente occupati da persone.

FM-200 ha un potenziale di riduzione dell'ozono (ODP, Ozone Depletion Potential ) nullo, un potenziale di effetto serra (GWP, Global Warming Potential ) estremamente basso ed una vita atmosferica ( ALT, Atmospheric Lifetime) molto limitata (31 anni). U.S. EPA ha valutato il suo impatto come accettabile e, conseguentemente, non ha posto alcuna limitazione di utilizzo. 

FM-200 permette, quindi, agli utilizzatori di essere pienamente in regola con le attuali norme di protezione ambientale.

PRODOTTI E SOLUZIONI ANTINCENDIO

Impianti FM-200

Progettazione, installazione e manutenzione di impianti antincendio FM-200.

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Impianti Novec 1230

Impianti e sistemi antincendio con il Novec 1230, soluzioni chiavi in mano.

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Centro raccolta Halon

Gielle è centro autorizzato alla raccolta, riciclo e recupero dell’Halon.

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